Sardegna in moto, i migliori itinerari su due ruote

Sardegna in moto

È la seconda isola più grande di tutto il Mar Mediterraneo e la prima per lunghezza delle coste, con ben 1900 chilometri di terra che si affacciano sul mare e che le regalano un altro primato: la regione con le più belle spiagge d’Italia.

Ma al di là dei primati, la Sardegna è un’isola che ha molto da offrire; non è solo la protagonista indiscussa delle vacanze estive di molti italiani ed europei.

Certo, il mare e tutto ciò che gravita attorno ad esso, ricopre una parte molto importante nell’economia della regione, ma c’è molto di più e la scoperta di quest’isola è qualcosa che non ci possiamo far mancare, soprattutto su due ruote.

PERCHÈ LA SARDEGNA

Innanzitutto perché, per gli amanti dei tour in moto, l’isola può essere visitata da marzo ad ottobre senza grosse difficoltà meteorologiche; ovviamente in estate il caldo si fa sentire, ma scegliendo con cura l’itinerario giusto e studiando dei percorsi ad hoc, si viaggia senza problemi.

In seconda battuta c’è da sottolineare che l’intera rete stradale sarda è mediamente di ottima qualità, anche nelle zone più remote dell’entroterra dove si incontrano itinerari da pieghe e contro-pieghe da far invidia alle più blasonate e note località alpine ed appenniniche.

Infine perché si passa da una spiaggia “caraibica” ad una montagna aspra e scontrosa nel giro di pochi chilometri: sull’isola ogni giorno è diverso dal precedente e dal successivo, la grande biodiversità del territorio offre la possibilità di un’avventura in moto che non stanca mai anche per lunghi periodi… e questi sono solo alcuni “perché” della Sardegna.

COME ARRIVARE IN MOTO IN SARDEGNA

L’unico mezzo per raggiungere l’isola è, ovviamente, il traghetto, a meno che non si disponga di un mezzo per aviotrasporti… Battute a parte, la Sardegna è molto ben servita da un gran numero di tratte navali che, operate da diverse compagnie, offrono la possibilità di partire da diverse località italiane e non.

A seguire i principali porti di arrivo in Sardegna, i collegamenti e le ore di navigazione.

  • Cagliari:
    – Civitavecchia (16h all’andata e 13h per il ritorno)
    – Palermo (13,5h ore a tratta)
    – Salerno (17h ore a tratta)
  • Olbia:
    – Genova (10h a tratta)
    – Livorno (da 7h a 10h a tratta)
    – Piombino (5,5h a tratta)
    – Civitavecchia (da 5,5h a 7,5h a tratta)
  • Golfo Aranci:
    – Livorno (7,5h a tratta)
    – Savona (14h a tratta)
  • Porto Torres:
    – Genova (12h a tratta)
    – Ajaccio – Francia (4h a tratta)
    – Barcellona – Spagna (12h a tratta)
    – Tolone – Francia (da 10h a 13h a tratta)
    – Civitavecchia (7h a tratta)
  • Santa Teresa di Gallura:
    – Bonifacio – Francia (1h a tratta)

Orari e tempi di percorrenza sono suscettibili di variazioni in funzione della stagionalità e della compagnia di navigazione; è quindi importante verificare con estrema attenzione prima di programmare una partenza.

Le compagnie di navigazione che operano sulle linee sopra indicate sono:

Per i nostri viaggi nell’isola preferiamo sempre il passaggio notturno con sistemazione in cabina, così da riposare e far passare il tempo nel modo migliore.

Come arrivare in Sardegna in moto

 

Scopri “Ichnusa”, il nostro tour della Sardegna in moto

 

SARDEGNA IN MOTO: DOVE DORMIRE

Votata al turismo da moltissimi anni, l’isola ha un’ottima rete di strutture dove alloggiare; la rete, in origine sviluppata principalmente lungo tutte le coste, negli ultimi anni si è estesa anche nell’interno dove i viaggiatori hanno imparato ad apprezzare le realtà più genuine.

Negli anni scorsi la facevano da padrone le grandi strutture dedite al turismo del mare, tra villaggi, alberghi, residence e camping c’era l’imbarazzo della scelta: oggi tali strutture sono sempre attive ma parallelamente i turisti hanno la possibilità di scegliere anche tra le offerte dei bed and breakfast, delle case vacanza e degli agriturismo.

Il cuore dell’isola, ma non solo, pullula di una serie sterminata di questo tipo di alloggi che uniscono la semplicità alla genuinità della tradizione sarda; spesso ubicati in zone remote e spettacolari, le strutture del turismo rurale, in particolare, sono per coloro che cercano un contatto diretto con chi vive e lavora il territorio da sempre.

A fronte di strutture non sempre all’altezza degli hotel 5 stelle della costa, in questi luoghi ci si cala nella cultura isolana a 360°: i sapori di una cucina genuina e molto generosa si sposano con gli odori e i profumi di una natura incontaminata che si apprezzano nelle mille escursioni che possiamo fare lasciando riposare moto, casco, tuta e stivali.

Durante i nostri viaggi di verifica e aggiornamento nell’isola, abbiamo scoperto decine di splendide realtà che sono state inserite nella programmazione e che ci hanno dato moltissime soddisfazioni. Barbagia, Supramonte e Gennargentu sono, ad esempio, costellati da moltissime realtà che sorprendono per bellezza, ospitalità e bontà della cucina.

SARDEGNA IN MOTO: COSA PORTARE

Come ogni viaggio in moto, anche la Sardegna va affrontata valutando bene come preparare il bagaglio e soprattutto cosa portare.

Ovviamente tutto dipende dalle abitudini di ognuno di noi ed è quindi un po’ complicato dare delle indicazioni specifiche, ma riteniamo che una cosa da tener presente sempre ed in particolar modo in questa occasione, sia la leggerezza e la quantità di ciò che decidiamo di mettere in “valigia”; sì, perché con le strade che ci sono in Sardegna c’è veramente da divertirsi e dover viaggiare con la moto carica come un mulo sarebbe davvero un peccato!

Ma oltre alle abitudini personali, c’è da considerare anche il periodo dell’anno in cui si sceglie di viaggiare.

Da giugno a settembre si viaggerà con temperature medio – alte: è quindi inutile portarsi abbigliamento caldo ed ingombrante.

Ma al di là dell’abbigliamento vogliamo portare l’attenzione su altro: l’isola offre paesaggi incantevoli quindi è consigliabile non accontentarsi delle foto del telefono (pur valido che sia) ma una buona macchina fotografica risulta molto utile come per i più curiosi un cannocchiale/binocolo potrebbe essere un ottimo compagno di viaggio.

Una cosa che riteniamo indispensabile è una buona cartina geografica dell’intera isola: meglio se fosse in scala inferiore a 1:200.000; sì, siamo tutti d’accordo: con un navigatore si va un po’ ovunque, ma con una cartina si riesce ad avere una visione di insieme ed in Sardegna è estremamente comodo e necessario per chi ama perdersi in luoghi che esulano dalle classiche tappe turistiche.

 

Scopri “Mediterranea”, il nostro tour in moto dedicato alla Sardegna e alla Sicilia

 

LA COSTA VERDE

Una delle zone naturali più caratteristiche e fino a qualche anno fa meno visitata della Sardegna è senza ombra di dubbio la Costa Verde.

Per anni nell’ombra della più famosa Costa Smeralda, la Costa Verde è un tratto di 47/48 chilometri che unisce Capo Pecora a Capo Frasca, sulla costa di ponente dell’isola.

Il suo nome è dovuto alla ricchissima vegetazione Mediterranea che la caratterizza: in particolar modo sono presenti il ginepro, il corbezzolo e la ginestra.

I luoghi principali della Costa Verde sono:

• Capo Frasca
• Capo Pecora
• Funtanazza
• Tunaria
• Porto Palma
• Gutturu ‘e Flumini
• Marina di Arbus
• Piscinas
• Scivu
• Babari
• Torre dei Corsari

La Costa Verde si raggiunge da Nord lasciando la città di Oristano sulla E25 e svoltando verso ovest all’altezza di Uras; in alternativa si attraversa la bonifica di Arborea e si raggiunge Sant’Antonio di Santadi grazie allo strettissimo ponte in prossimità del piccolo villaggio di Marceddi.

Capo Frasca, a pochi passi da Sant’Antonio di Santadi, non è raggiungibile perché sede di una base militare.

Da sud si arriva nei pressi di Capo Pecora lasciando la SS126 per la provinciale 83 che porta a Portixeddu; proseguire verso nord è impossibile se non tornando sulla SS126 e scendere verso il mare dalla zona di Ingurtosu per poi raggiungere le dune di sabbia di Piscinas.

Attenzione perché molta della viabilità di questa zone è sterrata. Siamo nel Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna istituito dopo varie vicissitudini nell’ottobre del 2001 e riconosciuto dall’UNESCO: questa zona è stata infatti una delle aree minerarie più ricche e sfruttate del paese da cui si estraeva tra l’altro ferro, piombo, zinco.

L’ENTROTERRA

L’interno della Sardegna presenta un territorio montuoso e collinare; se escludiamo la zona che collega Oristano a Cagliari, il resto dell’isola è caratterizzato da alture di vario genere.

Uno dei luoghi che preferiamo includere nei nostri tour in moto è quello conosciuto come Barbagia in cui spiccano il Gennargentu e il Supramonte; i due massicci montuosi rendono quest’area simile ad un paesaggio appenninico e nascondono un’infinità di piccoli paesi arrampicati sulle loro pendici.

La viabilità dell’intera regione è ottima e sembra fatta ad arte per i motociclisti che, non a caso, vi arrivano da tutta Europa.

La rete stradale è labirintica e offre infinite possibilità, si possono passare giorni e giorni senza mai ripercorrere lo stesso itinerario andando da un paese all’altro per apprezzarne la bellezza e la genuinità.

In questi luoghi remoti e selvaggi, lontano dal turismo di massa, si conservano intatte le radici di una cultura antica e orgogliosa dove il viandante è sempre ben accolto da una popolazione longeva e ospitale.

Le lavorazioni in legno di Oliena, i murales di Orgosolo e i Mamuthones di Mamoiada sono solo alcune delle peculiarità di questo territorio dove non possiamo non ricordare la Foresta di Montes e, più a sud, i piccoli borghi di Aritzo e Lanusei.

Pochi chilometri più ad ovest si trova la riserva naturale della Giara di Gesturi in cui spicca l’altopiano basaltico della Giara circondato da stagni e una fauna rara: risiede infatti qui l’unica razza di cavallo selvatico conosciuto come il “cavallino della Giara” date le suo piccole dimensioni.

Una volta lasciata la Giara, è d’obbligo una visita a Barumini la cui area era abitata sin dall’età nuragica come testimonia il sito dell’UNESCO denominato Su Nuraxi.

Ma nei nostri itinerari diamo spazio anche alla splendida Gallura, le cui zone interne sono degne di essere visitate e percorse in moto quanto la zona litoranea.

Ubicata nella parte nord-est della Sardegna, l’area interna della Gallura è caratterizzata da una vegetazione bassa e da terreni brulli e rocciosi: spiccano i centri di Tempio Pausania e Aggius vicino ai quali merita una visita il Nuraghe di Izzana risalente al II millenio a.C. e il caratteristico Monte Limbara dove vola l’aquila reale.

Anche il sud dell’isola offre un entroterra interessante nella zona a nord di Chia e capo Teulada ma la viabilità è scarsa e non vi sono particolari zone da visitare.

Orgosolo

 

LA SARDEGNA DEL NORD IN MOTO

Il nord dell’isola comprende le sottozone geografiche della Gallura, Anglona, Romangia, Sassarese e Nurra nell’estremo nord-ovest.

Tutta la zona è caratterizzata principalmente dallo splendore del mare e da alcuni tra i più luoghi più belli dove poter trascorrere una vacanza all’insegna della “tintarella”.

Un bellissimo itinerario in moto, da mettere in programma da queste parti, ha inizio al porto di Olbia; lasciata la città portuale si prosegue in direzione della spiaggia di Cala Moresca da dove si raggiunge Cugnana.

Qui ha inizio la Costa Smeralda che percorriamo fino a Capo Ferro, passando da Porto Cervo, per poi imbarcarci a Palau in direzione dell’isola Maddalena; un caffè a Caprera e poi di nuovo in marcia per Santa Teresa di Gallura.

Dal punto più settentrionale della Sardegna scendiamo la costa per pochi chilometri e la lasciamo alla volta di Tempio Pausania.

La Gallura in questa zona offre il meglio in termini di paesaggi e strade.

Torniamo sul litorale nella zona di Badesi e visitiamo Castelsardo, uno dei borghi più belli d’Italia che si affaccia sul Golfo dell’Asinara. Proseguiamo sulla SS200 prima e SP81 poi che ci conducono a Porto Torres e poco dopo raggiungiamo una delle spiagge più belle della Sardegna: spiaggia La Pelosa nei pressi di Stintino.

Decidiamo di terminare questo nostro itinerario nel nord della Sardegna ad Alghero, dopo aver fatto un bagno nella acque cristalline della spiaggia dell’Argentiera. Un itinerario di oltre 350 km da fare comodamente in due giorni.

LA SARDEGNA DEL SUD IN MOTO

Il sud abbraccia le sottozone geografiche del Sulcis-Iglesiente, Campidano di Cagliari, Campidano di Sanluri, Sarrabus-Gerrei e Quirra ed è proprio da qui che facciamo partire il nostro itinerario alla scoperta della Sardegna meridionale.

Siamo a Foxi Manna, raggiungiamo la SS125 e proseguiamo verso sud alla volta Villaputzu e Muravera per scendere in Costa Rei; da qui la SP18 ci accompagna a Simius, nei pressi di Villasimius e alle belle spiagge che caratterizzano questo angolo orientale dell’isola.

Lungo costa passiamo rapidamente a sud del capoluogo e ci immettiamo sulla SS195 fino alle porte di Chia, dove proseguiamo sulla SP71 e raggiungiamo il faro di Capo Spartivento.

La strada segue sinuosa l’andamento della costa, il mare è una presenza forte e costante chilometro dopo chilometro e percorrere questo itinerario al tramonto è un’esperienza da fare!

Raggiungiamo Sant’Anna Arresi e poi Giba e proseguiamo per Maladroxia di Sant’Antioco.

A Calasetta ci aspetta un piccolo traghetto che ci fa raggiungere l’isola di San Pietro e la splendida Carloforte.

L’isola dell’isola, come ci piace definirla, è un luogo che ha poco a che fare con la Sardegna se non per ragioni geografiche: la storia e la cultura dei sui abitanti affondano le radici nel vicino nord Africa e nella piccola Liguria tra fra affari di coralli e piatti tradizionali a base di cus cus. Un invito ad approfondire o a visitarla insieme a noi in uno di questi due tour:

Anche questi 300 Km che separano Foxi Manna da Carloforte sono da gustare in due giorni.

LA SARDEGNA ORIENTALE IN MOTO

I nostri due itinerari del nord e del sud hanno i due punti di partenza che sono l’inizio e la fine di questo nuovo percorso che attraversa Ogliastra, Barbagia, Mandrolisai e Baronie: lasciata Foxi Manna imbocchiamo di nuovo la SS125 Orientale Sarda: a detta di molti, una delle strade più spettacolari e motociclisticamente tecniche dell’intera isola.

La percorriamo in direzione di Arbatax e Santa Maria Navarrese ma a Bari Sardo la lasciamo e ci perdiamo nelle montagne del Gennargentu per percorrere un anello da fare invidia ai circuiti della MotoGP: ci aspettano chilometri e chilometri in cui il rettilineo più lungo è 50 metri, in cui attraversiamo Lanusei, Usassai, Seui, Tonara, Fonni fino a costeggiare il Lago Bau Muggeris prima di passare per Arzana e arrivare a Tortolì.

Riprendiamo la SS125 e la festa continua verso nord: dall’alto vediamo il Golfo di Orosei e scendiamo a Dorgali; qui seguiamo per Posada e San Teodoro in quella che è una delle zone più turistiche e (a nostro modo di vedere) meno interessanti della Sardegna.

Ad Olbia il contachilometri segna 415 km. Il divertimento è assicurato!

SARDEGNA COAST TO COAST

Dimenticando l’aspetto “marinaro” dell’isola, un interessante itinerario da provare e che, secondo noi, offre un sacco di spunti, è quello che abbiamo testato poco tempo fa e che prima o poi includeremo nei nostri programmi; nel frattempo ve lo raccontiamo.

Ci siamo lasciati alle spalle Santa Teresa di Gallura e abbiamo salutato il mare con l’intento di non rivederlo fino all’arrivo; una volta a Tempio Pausania abbiamo seguito per Pattada dove ci siamo fatti una cultura di lame e coltelli. La visita di una coltelleria è d’obbligo in questo piccolo paese famoso in tutto il mondo.

Siamo scesi attraverso la bella foresta di Burgos e raggiunto il lago Omodeo prima di fermarci alla Giara di Gesturi.

Dopo un buon caffè ci siamo rimessi in sella alla volta di Villasor e Siliqua da dove la SS293 e la SP70 ci hanno portato a Teulada. Da qui siamo scesi a Capo Spartivento dopo 434 km.

Un coast to coast che ci ha fatto conoscere ancora un’altra Sardegna.

IL DESERTO DI PISCINAS IN MOTO

Piscinas è, di fatto, il nome di un rio che porta le acque delle miniere verso la costa occidentale della Sardegna.

Il luogo dove sfocia in mare ha preso il nome del rio stesso e da qualche anno è diventato una meta molto battuta dal turismo anche per la presenza di una struttura alberghiera assai costosa e costruita in prossimità del mare.

La zona è remota e la sua notorietà è dovuta ad un mare splendido, una spiaggia altrettanto bella e alle dune di sabbia che caratterizzano tutta l’area rendendola molto simile ad un deserto.

La sua lontananza dai centri abitati e l’abbandono delle miniere lo rendono un luogo particolarmente favorevole anche per la fauna che qui trova la tranquillità di cui ha bisogno ed infatti la zona è nota per la presenza anche dei cervi sardi.

Raggiungere Piscinas in moto è comunque una bella avventura ma c’è da mettere nel conto un buon tratto di strada sterrata e un guado che in certi periodi dell’anno può essere anche impegnativo; lo spettacolo tuttavia è garantito grazie anche alle tante strutture minerarie abbandonate che rendono tutto il paesaggio surreale.

DALLA PELOSA ALL’ISOLA DEI GENOVESI

Non raccontiamo niente di nuovo anzi, ma queste zone sono ritenute dalla maggior parte dei motociclisti italiani e di tutto il mondo, il paradiso per chi viaggia in moto!

Quindi non abbiamo l’intenzione e/o la presunzione di descrivere qualcosa di nuovo: il web, così come molte pubblicazioni cartacee, sono piene di questi itinerari in moto.

Ci piace raccontare il nostro punto di vista e la nostra esperienza in questo itinerario che sfida la bellezza di tanti luoghi ambiti in giro per tutto il mondo, sfida che spesso vince a mani basse!

La seconda isola più grande dell’intero Mediterraneo, dopo la Sicilia e prima di Cipro, è anche definita il piccolo continente: scogliere, montagne, falesie, foreste e spiagge sconfinate sono solo alcuni dei tipici paesaggi che caratterizzano questi territori, spesso disabitati e dimenticati dal turismo.

Ma ovviamente l’isola non è solo paesaggi e natura: la storia ci racconta della Civiltà Nuragica che si sviluppa sin dal secondo millennio a.C., il folclore ci porta ai Mamuthones di Mamoiada e la gastronomia ci fa assaporare un pecorino straordinario che accompagnato ai pani e ai vini qui prodotti, fanno della Sardegna una terra da vivere a lungo e a 360 gradi.

Il nostro tour è di 313 chilometri, sì esattamente trecentotredici, per i quali si potrebbe scrivere un libro di aggettivi divisi in due grandi capitoli:
– quello relativo alla scoperta di un paesaggio selvaggio e incontaminato;
– quello che affronta l’aspetto delle due ruote.

Questa lunga striscia di asfalto, intervallata da brevi tratti di sterrato e strade bianche, corre parallela a una delle coste più belle della Sardegna: dalla Nurra al Sulcis attraverso il Sassarese, il Campidano, il Montiferru e la Planargia il percorso è ricco di cale e spiagge di sabbia finissima, di piccoli borghi di pescatori e realtà d’altri tempi.

Percorrere questi luoghi in sella alla nostra moto, più che una vacanza, è un’avventura indimenticabile soprattutto nei periodi dell’anno meno dediti ai turisti.

Accendiamo il motore dopo un bel bagno o una rilassante passeggiata su una delle spiagge più belle del Mediterraneo, la Pelosa nei pressi di Stintino, è da qui che inizia il nostro percorso.

Ci lasciamo alle spalle l’isola dell’Asinara per scendere verso la bella Alghero, dove puntiamo la SP105, la leggendaria Alghero – Bosa! Una strada che sembra essere stata disegnata per i motociclisti e che rasenta la perfezione.

Un misto di curve, pieghe e saliscendi da togliere il fiato, immerso in un contesto da cartolina; difficile da dimenticare. Nei nostri tour c’è stato chi, non pago, l’ha percorsa due o tre volte prima di riprendere il programma di viaggio .

Una volta arrivati a Bosa si sale a Cùglieri per poi raggiungere Oristano prima e visitare la splendida penisola del Sinis poi.

Il sito archeologico di Tharros testimonia la presenza dei Fenici fin dal VII sec. a.C. su questa lingua di terra che si getta nel mare di Sardegna costruendo un paesaggio suggestivo.

Tharros

Un percorso poco interessante, pianeggiante e fatto di rettilinei e curve a novanta gradi, ci permette di attraversare l’antica bonifica di Terralba, iniziata nel primo ventennio del ‘900 al centro della quale nacque l’attuale Arborea.

La strada raggiunge così Marceddi, un piccolo villaggio di pescatori fuori dal tempo. Fino a poche settimane fa le strade ancora sterrate dell’intero abitato rendono l’ambiente surreale e una sosta è d’obbligo. Se poi è l’ora di pranzo il ristorante Miramare ha pane per i nostri denti, così come la Piccola Cooperativa di Pescatori di Marceddi, per una cena con i fiocchi!

Proseguiamo verso sud in una zona remota e selvaggia di rara bellezza ed entriamo in quella che viene definita la Costa Verde: circa 45 chilometri che uniscono Capo Frasca a Capo Pecora, il cui unico tratto percorribile è dal villaggio di Marina di Gutturu Flumini a Piscinas in cui ci sono da affrontare un tratto sterrato e un guado che talvolta può risultare impegnativo.

Siamo nel cuore del Parco Nazionale Geominerario e le vecchie costruzioni abbandonate sono la tangibile testimonianza del duro lavoro che per tanti anni è stato intrapreso in queste terre.

Arriviamo così a Piscinas: il mare cristallino e le dune di sabbia fanno di quest’angolo di Sardegna un paradiso per tutti i viaggiatori che vi arrivano.

 

E’ anche possibile alloggiare qui e godersi un tramonto spettacolare: l’unico albergo presente offre una esperienza sicuramente unica ma non per tutti.

Ci congediamo dalla meraviglia della spiaggia di Piscinas e delle sue dune desertiche per percorrere l’unica strada possibile, sterrata, che ci porta qualche chilometro nell’entroterra fino ad attraversare il piccolo villaggio di Ingortosu prima e di Bugerru poi.

Da qui riprendiamo la strada litoranea per Portoscuso dove ci imbarchiamo su un piccoli traghetti per l’Isola di San Pietro, l’isola genovese in terra sarda.

Carloforte, l’unica cittadina dell’isola, è una bomboniera affacciata sul mare; si sente parlare in genovese e sedendoci a tavola troviamo una serie di piatti che risentono di contaminazioni liguri e nord-africane.

C’è qualcosa che non va? Nient’affatto! L’isola fu abitata da una colonia di genovesi della zona di Pegli che, per molti anni, vissero a Tabarka nel nord della Tunisia per la raccolta del corallo.

Quando si trasferirono a Carloforte portarono con loro le tradizioni originali e quelle acquisite in tanti anni di lavoro africano: ecco infatti che accanto al tonno, pilastro della cucina locale, troviamo il pesto di basilico e il cous cous.

Il nostro itinerario termina qui: decidiamo se dormire in un agriturismo o in un bed and breakfast o in un albergo del centro cittadino e poi ci godiamo le ultime luci della giornata al faro di San Pietro, dall’altro capo dell’isola, che raggiungiamo con una strada tortuosa ed immersa in una profumatissima macchia mediterranea.

Nel calendario dei nostri tour, questo itinerario è presente in:

Ti aspettiamo!

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